Pianificare. Incastrare. Tic tac.
Moderare, compromessi, spossatezza.
Coccole, città, grigio, cascate di parole futili e inopportune.
Dopotutto siamo fatti di sangue, farina e carne e atomi che brillano la notte, nelle nostre case che profumano di pane.
I bambini leggono nella nostra anima, soprattutto quando vacilla e risplende.
A volte è sufficiente tirare fuori dal cassetto quello che più amiamo. Non importa cosa, non importa quando. Basta farlo.
Davanti a me la Torre Velasca pare sorgere dalle montagne in lontananza, affianco una nave da crociera. E un campanile, sicuramente Sant' Eustrogio.
E io oggi sento il rumore del mare anche nei Navigli e consegno la chiave a te.
Fanne buon uso.
La pazienza ha riserve infinite. Tu non lo sai, ma è così. E io devo farne scorte.
Anche scorte di me. Di pensieri e idee e amore e possesso ed esperimenti e vento e dune.
Sentirmi avvolta. Basta dirmi: "va tutto bene". E si riparte.
Un viaggio senza fine ma con tanta dolcezza e ardore.
sabato 20 maggio 2017
mercoledì 4 maggio 2016
Si fa presto a dire famiglia - Massimo Recalcati, I love U
Famiglia è ancora una parola decente che può essere pronunciata senza provocare irritazione, fanatismi o allergie ideologiche? Famiglia è ancora una condizione fondamentale e irrinunciabile del processo di umanizzazione della vita oppure è un tabù da sfatare? Se c'è stato un tempo nel quale essa appariva circondata da un alone di sacralità inviolabile non rischia forse oggi di essere condannata come una sopravvivenza ottusa della civiltà patriarcale? Sono solo i cattolici più intransigenti a sostenere la sua esistenza come indispensabile alla vita umana?
Dal punto di vista laico della psicoanalisi la famiglia resta una condizione essenziale per lo sviluppo psichico ed esistenziale dell'essere umano. La vita umana ha bisogno di casa, radici, appartenenza. Essa non si accontenta di vivere biologicamente, ma esige di essere umanamente riconosciuta come vita dotata di senso e di valore. Lo mostrava "sperimentalmente" un vecchio studio di Renè Spitz sui bambini inglesi orfani di guerra che dovettero subire il trauma della ospedalizzazione ( Il primo anno di vita del bambino, Giunti 2009). La solerzia impeccabile delle cure somministrate dalle infermiere del reparto nel soddisfare tutti i bisogni cosiddetti primari dei bambini non erano sufficienti a trasmettere loro il segno irrinunciabile dell'amore. Effetto: cadute depressive gravi, anoressia, abulia, marasma, stati di angoscia, decessi. Se la vita del figlio non è raccolta e riconosciuta dal desiderio dell'Altro, resta una vita mutilata, cade nell'insignificanza, si perde, non eredita il sentimento della vita. Non è forse questa la funzione primaria e insostituibile di una famiglia? Accogliere la vita che viene alla luce del mondo, offrirle una cura capace di riconoscere la particolarità del figlio, rispondere alla domanda angosciata del bambino donando la propria presenza. La clinica psicoanalitica ha riconosciuto da sempre l'importanza delle prime risposte dei genitori al grido del figlio. Non si tratta solo di soddisfare i bisogni primari perché la vita umana non è la vita di una pianta, né quella dell'animale, non esige solo il soddisfacimento dei bisogni, ma domanda la presenza del desiderio dell'Altro; vive, si nutre del desiderio dell'Altro. La vita umana non vive di solo pane, ma dei segni che testimoniano l'amore. L'attualità politica ci impone a questo punto una domanda inaggirabile: tutto questo concerne la natura del sesso dei genitori? Essere capaci di rispondere alla domanda d'amore del figlio dipende dalla esistenza di una coppia cosiddetta eterosessuale? La famiglia come luogo dove la vita del figlio viene accolta e riconosciuta come vita unica e insostituibile – ogni figlio è sempre "figlio unico" , afferma Levinas,– è un dato naturale, un evento della biologia? Siamo sicuri che l'amore di cui i figli si nutrono scaturisca, come l'ovulo o lo spermatozoo, dalla dimensione materialistica della biologia? Esiste davvero qualcosa come un istinto materno o un istinto paterno o forse queste formulazioni che riflettono una concezione naturale della famiglia contengono una profonda e insuperabile contraddizione in termini? Se, infatti, quello che nutre la vita rendendola umana non è il "seno", ma il "segno" dell'amore, possiamo davvero ridurre la famiglia all'evento biologico della generazione? Non saremmo invece obbligati a considerare, più coerentemente, che un padre non può essere mai ridotto allo spermatozoo così come una madre non può mai essere ridotta ad un ovulo? La domanda si allarga inevitabilmente: cosa significa davvero diventare genitori? Lo si diventa biologicamente o quando si riconosce con un gesto simbolico il proprio figlio assumendosi nei suoi confronti una responsabilità illimitata? Le due cose non si escludono ovviamente, ma senza quel gesto la generazione biologica non è un evento sufficiente a fondare la genitorialità. In questo senso Françoise Dolto affermava che tutti i genitori sono genitori adottivi. Generare un figlio non significa già essere madri o padri. Ci vuole sempre un supplemento ultra- biologico, estraneo alla natura, un atto simbolico, una decisione, un'assunzione etica di responsabilità. Un padre e una madre biologica possono generare figli disinteressandosi completamente del loro destino. Meritano davvero di essere definiti padri e madri? E quanti genitori adottivi hanno invece realizzato pienamente il senso dell'essere padre e dell'essere madre pur non avendo alcuna relazione biologico-naturale coi loro figli? Questo ragionamento ci spinge a riconsiderare l'incidenza del sesso dei genitori. Ho già ricordato come l'amore sia a fondamento della vita del figlio. Ma l'amore ha un sesso? Prendiamo come punto di partenza una formula di Lacan: "l'amore è sempre eterosessuale". Come dobbiamo intendere seriamente l'eterosessualità? Questa nozione, per come Lacan la situa a fondamento dell'amore, non può essere appiattita sulla differenza anatomica dei sessi secondo una logica elementare che li differenzia a partire dalla presenza o meno dell'attributo fallico. L'amore è eterosessuale nel senso che è sempre e solo amore per l'Altro, per l'eteros. E questo può accadere in una coppia gay, lesbica o eterosessuale in senso anatomico. Non è certo l'eterosessualità anatomica – come l'esperienza clinica ci insegna quotidianamente – ad assicurare la presenza dell'amore per l'eteros! È invece solo l'eterosessualità dell'amore a determinare le condizioni migliori affinchè la vita del figlio possa trovare il suo ossigeno irrinunciabile.
mercoledì 18 novembre 2015
martedì 31 marzo 2015
Arpionò il mio caos e mi costrinse a contemplarlo. Mi insegnò l'arte dell'attesa.
E così da una settimana ho finito di leggere "Atti osceni in luogo privato" di Marco Missiroli.
Mi ha fatto ripiombare nei miei 16 anni. Le letture private, le fantasticherie con gli amici più cari, pensieri oscuri e sogni a occhi aperti, titubanze cosmiche e i primi fallimenti. Le rues di Paris sono il ritornello e io mi sento già a casa.
Poi ci si tuffa in una Milano ostica e senza identità, con rare isole di autenticità. Questa città così lontana e dentro di me, che da ormai 14 anni mi ospita, in silenzio. Libero, il protagonista, la subisce, gli passa sopra, perde la voglia di viverla sul serio. Poi pian piano, il riscatto. Un epifania lenta e salvifica.
Ed eccomi qua a fare un bilancio senza numeri e senza conclusioni. A trovarmi senza corrente, un vulcano inesploso, una bicicletta senza il ciclista. E' vero. L'attesa è un arte. Ti insegna a contemplarti, a gestire il tuo caos. A specchiarti senza filtri, né trucchi. Le occhiaie sono lì, come i punti neri e i nei che affiorano su un viso segnato.
Sono ad un guado. Con le mie paure. I cardini, costruiti pezzettino dopo pezzettino, sembrano sgretolarsi per poi assumere una forza rinnovata. Forse la vera bellezza sta nel gettare la spugna con le nostre insicurezze. Spogliarsi e ridere di noi davanti a noi. Togliere quelle impalcature fatte di polemica e di serietà che solo noi stessi artificiosamente creiamo.
Questa sera vola. Le sue vele sulle case sono mille lenzuola.
https://www.youtube.com/watch?v=ZlZEo7AYNq0
Mi ha fatto ripiombare nei miei 16 anni. Le letture private, le fantasticherie con gli amici più cari, pensieri oscuri e sogni a occhi aperti, titubanze cosmiche e i primi fallimenti. Le rues di Paris sono il ritornello e io mi sento già a casa.
Poi ci si tuffa in una Milano ostica e senza identità, con rare isole di autenticità. Questa città così lontana e dentro di me, che da ormai 14 anni mi ospita, in silenzio. Libero, il protagonista, la subisce, gli passa sopra, perde la voglia di viverla sul serio. Poi pian piano, il riscatto. Un epifania lenta e salvifica.
Ed eccomi qua a fare un bilancio senza numeri e senza conclusioni. A trovarmi senza corrente, un vulcano inesploso, una bicicletta senza il ciclista. E' vero. L'attesa è un arte. Ti insegna a contemplarti, a gestire il tuo caos. A specchiarti senza filtri, né trucchi. Le occhiaie sono lì, come i punti neri e i nei che affiorano su un viso segnato.
Sono ad un guado. Con le mie paure. I cardini, costruiti pezzettino dopo pezzettino, sembrano sgretolarsi per poi assumere una forza rinnovata. Forse la vera bellezza sta nel gettare la spugna con le nostre insicurezze. Spogliarsi e ridere di noi davanti a noi. Togliere quelle impalcature fatte di polemica e di serietà che solo noi stessi artificiosamente creiamo.
Questa sera vola. Le sue vele sulle case sono mille lenzuola.
https://www.youtube.com/watch?v=ZlZEo7AYNq0
martedì 4 novembre 2014
Vite iperconnesse versus canederli
In questo periodo la mia vita è un frullatore.
Mia nonna diceva che troppi stimoli nuocciono alla lunga. Mia nonna non è mai stata a NY, né ha mangiato sushi, né ballato al Plastic, né saprà mai come fare mobile scanning in un supermercato.
Siamo una generazione imbottita di aspettative anni 90, con pochissime prospettive di crescita, un governo alle spalle che cerca di riprendere le redini e in un'evidente crisi d'identità.
Ma giuro che non farei a cambio con nonna Oliva nemmen per scherzo. Certo i giorni difficili ci segnano, le relazioni diventano sempre più complesse, facciamo fatica ad accontentarci e troppi obiettivi ogni tanto ci annebbiano.
La chiave, come sempre, è lì sotto i nostri occhi. Non tutti la vedono. La Cate dice che sono innamorata dell'amore ed è vero. E per amore intendo la pelle tra due amanti, l'emozione della narrazione quando fatta bene, l'empatia con un amico, l'amore non ricambiato, la fede, una torta fatta bene per la colazione.
Questa società iperconnessa certo è spesso criticata da sociologi e mass media. Ma personalmente penso che se siamo in grado di trovare una corretta bilancia tra social ed emozioni tangibili, tra la condivisione e un tango, siamo a cavallo. Certo non è facile essere accompagnati da chi vorremmo in quel momento & in quel posto lungo questo cammino chiamato vita ma io sono ottimista. E'necessario aprire gli occhi.
Elio Germano interpreta un Leopardi da urlo. La vita è fatta di sofferenze, fisiche e mentali. Siamo portati a rimuginare e ad incazzarci, a strillare e a fingere, a scappare e non trovare pace. Andrebbe d'accordo con Morgan, al di là di tutte quelle boiate che si inventa per fare il personaggio. Amo e odio la finzione.
Le frustrazioni spesso derivano da copertine fluo e dalla noia che ci attanaglia, ma che fa parte di noi. Invece che trascorrere il tempo a sconfiggerla, dobbiamo integrarla in noi. Cerchiamo di selezionare gli input che ci arrivano, non scartiamoli come caramelle. Fermiamoci un istante. Facciamo tesoro di quello che abbiamo portato a casa. Ricaviamoci una nicchia di consapevolezza, uno zoccolo duro sul quale contare nelle difficoltà, un nido di saggezza tra i semafori della città.
Solo così potremmo avere le armi per affrontare la quotidianità, pur sfoggiando il nostro essere più intimo.
Great minds discuss ideas. Average minds discuss events. Small minds discuss people.
Mia nonna diceva che troppi stimoli nuocciono alla lunga. Mia nonna non è mai stata a NY, né ha mangiato sushi, né ballato al Plastic, né saprà mai come fare mobile scanning in un supermercato.
Siamo una generazione imbottita di aspettative anni 90, con pochissime prospettive di crescita, un governo alle spalle che cerca di riprendere le redini e in un'evidente crisi d'identità.
Ma giuro che non farei a cambio con nonna Oliva nemmen per scherzo. Certo i giorni difficili ci segnano, le relazioni diventano sempre più complesse, facciamo fatica ad accontentarci e troppi obiettivi ogni tanto ci annebbiano.
La chiave, come sempre, è lì sotto i nostri occhi. Non tutti la vedono. La Cate dice che sono innamorata dell'amore ed è vero. E per amore intendo la pelle tra due amanti, l'emozione della narrazione quando fatta bene, l'empatia con un amico, l'amore non ricambiato, la fede, una torta fatta bene per la colazione.
Questa società iperconnessa certo è spesso criticata da sociologi e mass media. Ma personalmente penso che se siamo in grado di trovare una corretta bilancia tra social ed emozioni tangibili, tra la condivisione e un tango, siamo a cavallo. Certo non è facile essere accompagnati da chi vorremmo in quel momento & in quel posto lungo questo cammino chiamato vita ma io sono ottimista. E'necessario aprire gli occhi.
Elio Germano interpreta un Leopardi da urlo. La vita è fatta di sofferenze, fisiche e mentali. Siamo portati a rimuginare e ad incazzarci, a strillare e a fingere, a scappare e non trovare pace. Andrebbe d'accordo con Morgan, al di là di tutte quelle boiate che si inventa per fare il personaggio. Amo e odio la finzione.
Le frustrazioni spesso derivano da copertine fluo e dalla noia che ci attanaglia, ma che fa parte di noi. Invece che trascorrere il tempo a sconfiggerla, dobbiamo integrarla in noi. Cerchiamo di selezionare gli input che ci arrivano, non scartiamoli come caramelle. Fermiamoci un istante. Facciamo tesoro di quello che abbiamo portato a casa. Ricaviamoci una nicchia di consapevolezza, uno zoccolo duro sul quale contare nelle difficoltà, un nido di saggezza tra i semafori della città.
Solo così potremmo avere le armi per affrontare la quotidianità, pur sfoggiando il nostro essere più intimo.
Great minds discuss ideas. Average minds discuss events. Small minds discuss people.
mercoledì 21 maggio 2014
13 giorni senza di te e l'amore per Mr Giallini
Due o tre giorni fa, su Riders, ho letto un'intervista all'attore romano Marco Giallini, che adoro, e ho scoperto che nel 2011 ha perso la moglie improvvisamente, per un emorragia cerebrale.
Diceva che lei le ha fatto il filo per anni prima che lui cedesse e si decidesse a "mettere la testa apposto". Che lei era la donna della sua vita e che non si sarebbe più innamorato. Ora lui vive solo per i figli.
A fine lettura mi sono chiesta se una donna, ora, di quelle che conosco io (la presente inclusa), sarebbe così testarda e volenterosa da aspettare anni e concentrare tutti gli sforzi e i pensieri e l'amore su una persona per anni e saperla aspettare.
Non credo.
Per lo più ho la (stupida) idea che se l'amore non è scintilla, davvero fa fatica a decollare. quindi questa cosa del corteggiamento e dell'indecisione può essere poetica ma dopo un po' si esaurisce. Sennò la verità è che non gli/le piaci abbastanza, anche se è dura da digerire.
So solo che ormai sono passati 13 giorni dalla tua partenza per una meta rock, mio adorato Ivano. Scherzavo sempre con la Ciumy quando dicevo che t'avessi conosciuto prima di Gabri, saresti stato il mio uomo perfetto! Geloso come piace a me. Godurione come piace a me. Gioiso come piace a me.
La tua ostinazione nel stare da solo negli ultimi giorni della tua vita piuttosto che frequentare così, gente a caso, mi aveva colpita. Hai detto che cercavi l'amore vero, ma che fatica. Esisterà sul serio?
Sta di fatto che la telefonata con la notizia che non ci sei più, l'associo a un urlo strozzato in gola in un open space che profuma di nuovo. I colleghi sbigottiti, un attacco di panico.
Ci hai lasciato di stucco. Così non si fa. Anche se secondo me hai usato un fantoccio in quell'obitorio sterile e in realtà te ne sei andato a Cuba. Come dicevi. Beh io ti immagino là. A farti un mojito e a guardare il mare. Come nella tua foto che ho qui appeso in sala.
Sei uno di noi. Guarda avanti come hai sempre fatto.
E per l'amore... chissà! E' sempre stato un enigma... ma se non ci fosse...
Diceva che lei le ha fatto il filo per anni prima che lui cedesse e si decidesse a "mettere la testa apposto". Che lei era la donna della sua vita e che non si sarebbe più innamorato. Ora lui vive solo per i figli.
A fine lettura mi sono chiesta se una donna, ora, di quelle che conosco io (la presente inclusa), sarebbe così testarda e volenterosa da aspettare anni e concentrare tutti gli sforzi e i pensieri e l'amore su una persona per anni e saperla aspettare.
Non credo.
Per lo più ho la (stupida) idea che se l'amore non è scintilla, davvero fa fatica a decollare. quindi questa cosa del corteggiamento e dell'indecisione può essere poetica ma dopo un po' si esaurisce. Sennò la verità è che non gli/le piaci abbastanza, anche se è dura da digerire.
So solo che ormai sono passati 13 giorni dalla tua partenza per una meta rock, mio adorato Ivano. Scherzavo sempre con la Ciumy quando dicevo che t'avessi conosciuto prima di Gabri, saresti stato il mio uomo perfetto! Geloso come piace a me. Godurione come piace a me. Gioiso come piace a me.
La tua ostinazione nel stare da solo negli ultimi giorni della tua vita piuttosto che frequentare così, gente a caso, mi aveva colpita. Hai detto che cercavi l'amore vero, ma che fatica. Esisterà sul serio?
Sta di fatto che la telefonata con la notizia che non ci sei più, l'associo a un urlo strozzato in gola in un open space che profuma di nuovo. I colleghi sbigottiti, un attacco di panico.
Ci hai lasciato di stucco. Così non si fa. Anche se secondo me hai usato un fantoccio in quell'obitorio sterile e in realtà te ne sei andato a Cuba. Come dicevi. Beh io ti immagino là. A farti un mojito e a guardare il mare. Come nella tua foto che ho qui appeso in sala.
Sei uno di noi. Guarda avanti come hai sempre fatto.
E per l'amore... chissà! E' sempre stato un enigma... ma se non ci fosse...
giovedì 27 marzo 2014
Sometimes I feel like I don't
Si passa l'intera vita a lamentarsi. O ad estraniarsi.
Ecco le due formule che governano le relazioni sentimentali (e non solo) oggigiorno.
Me ne sto rendendo conto solo ora.
Sono alla ricerca di qualche modalità per uscire da questo dualismo che pare dominare gli assetti di noi superuomini arrivati qui per caso sulla Terra.
C'è chi dice che il mio "ostacolo" ad andare oltre risieda nel mio eccesso di impeto nella scoperta di cose sempre nuove e nella ricerca spasmodica all'essere inappuntabile. E forse ha ragione.
Perché non si può pretendere che tutti siano sempre alle ricerca di qualcosa.
Perché ogni tanto essere disordinati e imperfetti è creativo.
Perché può capitare di cadere nella frustrazione da idealista che si trova senza ideali.
Non lo nego. Devo darmi una mossa. Una bella mossa.
Una terza via esiste sempre, cazzo se esiste. Ed è sotto i miei occhi.
Non fartela scappare.
Alzarti, sciacquati la faccia. Fai un bel respiro. Sei viva comunque. Non c'è nulla di più lucente di te. Devi solo rendertene conto.
Ecco le due formule che governano le relazioni sentimentali (e non solo) oggigiorno.
Me ne sto rendendo conto solo ora.
Sono alla ricerca di qualche modalità per uscire da questo dualismo che pare dominare gli assetti di noi superuomini arrivati qui per caso sulla Terra.
C'è chi dice che il mio "ostacolo" ad andare oltre risieda nel mio eccesso di impeto nella scoperta di cose sempre nuove e nella ricerca spasmodica all'essere inappuntabile. E forse ha ragione.
Perché non si può pretendere che tutti siano sempre alle ricerca di qualcosa.
Perché ogni tanto essere disordinati e imperfetti è creativo.
Perché può capitare di cadere nella frustrazione da idealista che si trova senza ideali.
Non lo nego. Devo darmi una mossa. Una bella mossa.
Una terza via esiste sempre, cazzo se esiste. Ed è sotto i miei occhi.
Non fartela scappare.
Alzarti, sciacquati la faccia. Fai un bel respiro. Sei viva comunque. Non c'è nulla di più lucente di te. Devi solo rendertene conto.
martedì 19 novembre 2013
Thanks Mr William...
Tu sei per la mia mente, come cibo per la vita.
Come piogge di primavera, sono per la terra.
E per goderti in pace, combatto la stessa guerra
che conduce un avaro, per accumular ricchezza.
Prima, orgoglioso di possedere e, subito dopo,
roso dal dubbio, che il tempo gli scippi il tesoro.
Prima, voglioso di restare solo con te
poi, orgoglioso che il mondo veda il mio piacere.
Talvolta, sazio di banchettare del tuo sguardo,
subito dopo, affamato di una tua occhiata.
Non possiedo, né perseguo alcun piacere,
se non ciò che ho da te, o da te io posso avere.
Così ogni giorno, soffro di fame e sazietà,
di tutto ghiotto e d’ogni cosa privo.
venerdì 4 ottobre 2013
Ipanema & other stories
Ecco che un mese é già trascorso dalla rentrée a Milano dopo i giorni spensierati a Rio de Janeiro e Paraty e Salvador e Morro de San Paulo...
Per me questo viaggio ha rappresentato un tuffo in una terra che in parte avevo già tastato (ma mi mancava un contatto vero) e in parte un immersione in una dimensione che mi si addice parecchio... i colori accesi, la tranquillità della gente, la voglia ancora intatta di guardare avanti nonostante le mille difficoltà, quella religiosità mistica, l'oceano che romba nella notte, il mango e il surf a colazione.
Un'intera nazione depurata da una cultura che a volte per noi europei é un fardello.
A un certo punto, quasi verso la fine del viaggio, gli occhi pieni di nuovi odori, ho guardato Gabri e, senza dirlo, ho pensato che va bene così. Che frustrazioni e paure che si accumulano senza motivo a casa sono veramente sterili. Che in realtà anche Milano è ok, è come una vecchia puttanella che ti fa sorridere e che dopotutto accoglie tutti, anche se segnata dal tempo, anche se in fondo è così dolce, così ruvida. Il viaggio é anche rivelazione sul tuo presente. Capisci in un istante, in una realtà a te così sconosciuta e diversa, che in fondo, te la stai spassando alla grande e che, nonostante i casini che ti assillano tutti i giorni, everything's gonna be alright!
Stasera sono stanca per davvero, nessuna forza per uscire nonostante sia venerdì. Nonostante sia stata una settimana di novità. Troppo elettrica. Troppo connessa al mondo per sprecarla con i soliti amichetti al bar. All'ennesimo aperitivo.
Ah che bel relax, ah che saudade! E domani back to origins, tutti a casa tra i monti!!

Per me questo viaggio ha rappresentato un tuffo in una terra che in parte avevo già tastato (ma mi mancava un contatto vero) e in parte un immersione in una dimensione che mi si addice parecchio... i colori accesi, la tranquillità della gente, la voglia ancora intatta di guardare avanti nonostante le mille difficoltà, quella religiosità mistica, l'oceano che romba nella notte, il mango e il surf a colazione.
Un'intera nazione depurata da una cultura che a volte per noi europei é un fardello.
A un certo punto, quasi verso la fine del viaggio, gli occhi pieni di nuovi odori, ho guardato Gabri e, senza dirlo, ho pensato che va bene così. Che frustrazioni e paure che si accumulano senza motivo a casa sono veramente sterili. Che in realtà anche Milano è ok, è come una vecchia puttanella che ti fa sorridere e che dopotutto accoglie tutti, anche se segnata dal tempo, anche se in fondo è così dolce, così ruvida. Il viaggio é anche rivelazione sul tuo presente. Capisci in un istante, in una realtà a te così sconosciuta e diversa, che in fondo, te la stai spassando alla grande e che, nonostante i casini che ti assillano tutti i giorni, everything's gonna be alright!
Stasera sono stanca per davvero, nessuna forza per uscire nonostante sia venerdì. Nonostante sia stata una settimana di novità. Troppo elettrica. Troppo connessa al mondo per sprecarla con i soliti amichetti al bar. All'ennesimo aperitivo.
Ah che bel relax, ah che saudade! E domani back to origins, tutti a casa tra i monti!!

martedì 16 luglio 2013
Fashion pets?
Questa cover con il cane anoressico mi ha fatto venir in mente un'idea per un nuovo convegno dedicato al mondo retail (punti vendita con cibo & oggettistica) per gli animali domestici, mercato in forte espansione.
Che ne pensate?
Intanto un hedge found targato NYC, Alliance Growth, ha puntato su Kriser's, una catena di cibo olistico per animali che prevede di far crescere gli affari del 40% nel corso del prossimo anno e Petsmart, quotandosi a Wall Street, ha visto quintuplicare il valore delle proprie azioni nel giro di 3 anni..
Che ne pensate?
Intanto un hedge found targato NYC, Alliance Growth, ha puntato su Kriser's, una catena di cibo olistico per animali che prevede di far crescere gli affari del 40% nel corso del prossimo anno e Petsmart, quotandosi a Wall Street, ha visto quintuplicare il valore delle proprie azioni nel giro di 3 anni..
martedì 28 maggio 2013
Finalmente a casa
Le chiavi nella toppa, click clack. Finalmente un po' di ordine. E di silenzio. La TV è rigorasamente spenta, spenta la lavatrice e spenta la radio.
Finalmente un po' di sano relax e le mie membra si sciolgono.
Peccato non avere una bella vasca, è davvero l'unica cosa che mi manca in quest'istante. Mi immergerei nella mia lavanda adorata. Gli occhi chiusi. Per non sbagliarmi quasi quasi ci infilerei anche un Chopin, notturno nr.20.
A volte bisogna stare soli per davvero per assaporare a pieni polmoni la vita. Anche in mezzo al traffico o curando le piante sul terrazzo o visitando una mostra con sè stessi o un cinema muniti di pop corn, guardarsi a destra e a sinistra e non vedere facce conosciute. Semplicemente così.
Stasera ho visto "Viaggio sola", una banalissima commedia italiana. Una donna che dopotutto sta bene da sola a girovagare per lavoro, una sorella sbadata e munita di prole, un ex che non sa quello che vuole, un'antropologa che la fa dubitare. Ci pensate mai che la morale dei film è sempre identica: "se sei te stessa, vinci. Se ti lasci convincere dagli altri di quello che devi essere, perdi". Nulla di che, più che altro mi è venuta una gran voglia di mercatini di spezie e bar affollati e sorrisi rubati e confessioni di donne.
Uscita, mi son goduta una granita siciliana sotto casa da leccarsi i baffi, una breve camminata sui navigli- chi si baciava, chi portava a spasso il cane, chi cuciva in un piccolo laboratorio, chi mangiava nella luce tenue, chi scrollava la tovaglia per strada, avanzi di una cena.
Finalmente a casa. Tutto tace. Ogni tanto ci vuole proprio.
Peccato non avere una bella vasca, è davvero l'unica cosa che mi manca in quest'istante. Mi immergerei nella mia lavanda adorata. Gli occhi chiusi. Per non sbagliarmi quasi quasi ci infilerei anche un Chopin, notturno nr.20.
A volte bisogna stare soli per davvero per assaporare a pieni polmoni la vita. Anche in mezzo al traffico o curando le piante sul terrazzo o visitando una mostra con sè stessi o un cinema muniti di pop corn, guardarsi a destra e a sinistra e non vedere facce conosciute. Semplicemente così.
Stasera ho visto "Viaggio sola", una banalissima commedia italiana. Una donna che dopotutto sta bene da sola a girovagare per lavoro, una sorella sbadata e munita di prole, un ex che non sa quello che vuole, un'antropologa che la fa dubitare. Ci pensate mai che la morale dei film è sempre identica: "se sei te stessa, vinci. Se ti lasci convincere dagli altri di quello che devi essere, perdi". Nulla di che, più che altro mi è venuta una gran voglia di mercatini di spezie e bar affollati e sorrisi rubati e confessioni di donne.
Uscita, mi son goduta una granita siciliana sotto casa da leccarsi i baffi, una breve camminata sui navigli- chi si baciava, chi portava a spasso il cane, chi cuciva in un piccolo laboratorio, chi mangiava nella luce tenue, chi scrollava la tovaglia per strada, avanzi di una cena.
Finalmente a casa. Tutto tace. Ogni tanto ci vuole proprio.
lunedì 25 febbraio 2013
Urgenza di
brrr, che freddo. stamattina, tutta stropicciata, ho solo il desiderio di buttarmi sotto un bel doccione, già sento la lavanda che mi rilassa e godo all'idea che c'è Robert Doisneau che mi aspetta a Porta Venezia.
Una bella fetta di crostata e il caffelatte della domenica e il Corriere con l'inserto sulla lettura.
Peccato che l'acqua calda non arrivi e che le edicole sono in sciopero e che non si trovi un quotidiano a morire e che tu sia ancora a Roma senza nessuna notizia positiva a farti da balsamo, in quest'attesa snervante.
Milano è sotto una coltre candida, sembra essere paralizzata nonostante le elezioni. Sembra periferia di un centro inesistente, silenziosa accoglie tutti, senza lamentarsi ma arranca e teme chi se ne sta a casa, senza un lavoro, come chi avrebbe voglia di cambiare. E' timida nelle ultime sfilate. Come se il suo coté glamour fosse stato scardinato da un pessimismo generalizzto, come se ci fossero altre urgenze, ora.
Ho già dimenticato quel corridoio della Terapia Intensiva, ho già archiviato i nervosismi e le ansie da 60enni annoiati, ormai non c'è nemmeno più traccia della mia necessità di evasione.
Ti aspetto, ti aspetto, ti aspetto. Sono sicura che basterà un abbraccio per rendemi viva.
domenica 3 febbraio 2013
Tra ciò che appare e ciò che è
Stasera mi sono trovata davanti a un "vecchio" leitmotiv: spesso la vita ci fa vedere le cose come non sono e ci fa incazzare quando capiamo che le nostre aspettative erano insensate. Perché ci fa sentire stupidi e indifesi e ci fa mettere in discussione con noi stessi.
Sono uscita dal cinema, dopo aver visto il nuovo film di Tornatore, "la Migliore Offerta", un po' incredula perché avevo messo da tempo in un cassetto quell'eventualità che tra "ciò che appare e ciò è" c'è una bella differenza e proseguivo i miei giorni senza troppe domande.
Certo, forse sono stata troppo naive per troppo tempo, una bella svegliata era gusto che dovevo darmela ma (forse) è anche bello così, sennò che gusto c'è. Sarebbe tutto troppo facile, l'amore una banalità senza quel filo di mistero che l'avvolge, senza quel timore dell'abbandono che tutti temiamo; la carriera sarebbe destinata ai soli talenti (e dove butteremmo i chiacchieroni o gli incapaci?)e l'arte (al centro del film) perderebbe il suo fascino.
Proprio lì, nell'arte dove mi rifugio per cercare calma e abbandono e nuovi stimoli in ciò che più incomprensibile non c'è.
lunedì 21 gennaio 2013
sabato 19 gennaio 2013
Live free
E' da molto che non faccio un viaggio come dico io. Mi mancano le attese in aeroporto, scoprire sapori nuovi, conversare sulle cazzate con la gente che conosco per strada.
Ma c'è anche qualocosa di inaspettato che riempie le mie giornate: le lamentele di Gabri che ha nostalgia di Roma - un giro al Pantheon e un piatto di spaghetti a Trastevere e la serata è già magggica, mi dice con la faccia implorante- le camice da stirare (ma quante sono e quando mai ho sitirato in vita mia?), i miei capelli sempre più corti (non va mica bene questa piega però, i capelli lunghi sono sempre più fighi e esco con 200 euro in meno e quasi non mi riconosco allo specchio) e il mio corso di scrittura creativa che sta volgendo al termine.
Ci sono autori che scrivono delle gran schifezze se non ambientano i loro libri a "casa loro" e chi invece sente l'esigenza di posizionare i propri personaggi lontano da tutto, soprattutto dalla propria quotidianità. Ho iniziato finalmente quella che potrebbe essere una storia carina. Lo definirei un primo tentativo. Poi vediamo come va.
Poi c'è Vita che mi dice che se non fai un figlio entro i 35 anni poi è sempre più dura. Perchè il corpo femminile ha una deadline dopo la quale essere mamma è sempre più difficile. Ma che brutta roba questo limite che l'uomo può bypassare...
Allora mi consolo con il racconto ben più frivolo della Cate - davanti a un calice di buon rosso e dei formaggi davvero unici (special thanks al compleanno di Wanda festeggiato ieri sera alla Baita del Formaggio che consiglio vivamente!)- che ci racconta di un'amica che, dopo aver comperato un abito di sposa all'insaputa del fidanzato e del possibile matrimonio, molla il compagno perchè stufa delle sue pessime prestazioni sessuali.
Allora rido tra me e me, faccio spallucce al discoso ansiogeno di Vita: "muoviti, è già quasi troppo tardi!" e capisco che va bene così. Anche se non viaggio, anche se riesco a scrivere poco, anche se Gabri sogna la sua città, anche se io non ho voglia di tornare a casa, anche se si litiga per chi sistema la casa, anche se non ci penso minimamente di andare a vivere ad Assago, anche se Guia Soncini scrive che le donne ora tradiscono più degli uomini.
Va bene così e io ora come ora ho solo voglia di fare la pasta in casa. Fuori nevica.
Ma c'è anche qualocosa di inaspettato che riempie le mie giornate: le lamentele di Gabri che ha nostalgia di Roma - un giro al Pantheon e un piatto di spaghetti a Trastevere e la serata è già magggica, mi dice con la faccia implorante- le camice da stirare (ma quante sono e quando mai ho sitirato in vita mia?), i miei capelli sempre più corti (non va mica bene questa piega però, i capelli lunghi sono sempre più fighi e esco con 200 euro in meno e quasi non mi riconosco allo specchio) e il mio corso di scrittura creativa che sta volgendo al termine.
Ci sono autori che scrivono delle gran schifezze se non ambientano i loro libri a "casa loro" e chi invece sente l'esigenza di posizionare i propri personaggi lontano da tutto, soprattutto dalla propria quotidianità. Ho iniziato finalmente quella che potrebbe essere una storia carina. Lo definirei un primo tentativo. Poi vediamo come va.
Poi c'è Vita che mi dice che se non fai un figlio entro i 35 anni poi è sempre più dura. Perchè il corpo femminile ha una deadline dopo la quale essere mamma è sempre più difficile. Ma che brutta roba questo limite che l'uomo può bypassare...
Allora mi consolo con il racconto ben più frivolo della Cate - davanti a un calice di buon rosso e dei formaggi davvero unici (special thanks al compleanno di Wanda festeggiato ieri sera alla Baita del Formaggio che consiglio vivamente!)- che ci racconta di un'amica che, dopo aver comperato un abito di sposa all'insaputa del fidanzato e del possibile matrimonio, molla il compagno perchè stufa delle sue pessime prestazioni sessuali.
Allora rido tra me e me, faccio spallucce al discoso ansiogeno di Vita: "muoviti, è già quasi troppo tardi!" e capisco che va bene così. Anche se non viaggio, anche se riesco a scrivere poco, anche se Gabri sogna la sua città, anche se io non ho voglia di tornare a casa, anche se si litiga per chi sistema la casa, anche se non ci penso minimamente di andare a vivere ad Assago, anche se Guia Soncini scrive che le donne ora tradiscono più degli uomini.
Va bene così e io ora come ora ho solo voglia di fare la pasta in casa. Fuori nevica.
giovedì 29 novembre 2012
W.E.
Stasera mi sono coccolata con un bel film. Era da un po' che non mi emozionavo così.
Checchè se ne dica Madonna ha fatto un bel film.
Una storia d'amore, una storia di donne.
Mentre guardavo il dvd ho cucinato una crostata, quella classica con marmellata di albicocche, la mia preferita. Mi sono versata un bicchiere di vino non male (il mio rigore in questi giorni è da premiare: non più di un bicchiere) e, mentre la torta si dorava nel forno, mi sono gustata, da sola, una zuppa densa densa e ho pensato al potere delle donne.
Devo ammettere che ultimamente, in un paio di occasioni, avrei pagato oro per trasformarmi in un bel nerd ambizioso tutto carriera e poca passione ma mai, come in questo momento, osservo i miei trucchi, i miei abiti, i capelli ordinati (non vedo l'ora crescano un pochino!), il mio seno che migliora con il tempo e mi sento così fiera- anche se con tutto il bagaglio di sofferenze e inadeguatezze e prove- di essere così immancabilmente trasparente e femminile e lontana da sterili perbenismi e soffocanti cinismi.
La mia insegnante di scrittura creativa dice che è necessario allontanarci delle storie dove i protagonisti sono eccessivamente ispirati a noi. Perché poi tendiamo a salvarli e a far sì che per loro vada tutto bene. Io credo abbia ragione, ma come ci si può dimenticare di noi, da dove proveniamo e di cosa siamo fatti? allora mi sono detta che dovrò cercare una tecnica per rendermi meno onnisciente.
E'bello tornare sui banchi anche dopo i 30, si ripassa, ci si ricava uno stop dal loop lavorativo, ci si confronta apertamente e si fanno nuove amicizie.
E' bello svegliarsi la mattina e sentirsi dire da una signora anziana che mi spia sotto l'ombrello alle 8 di mattino quanto sono elegante nel mio portamento. Penso a quando le suore mi facevano camminare con quei libri sulla testa, in fila, chissà che cosa si aspettavano da noi. Non lo so, sta di fatto che oggi va così. Mi sento libera e battagliera. Fino in fondo. E proprio mi riconosco.
Checchè se ne dica Madonna ha fatto un bel film.
Una storia d'amore, una storia di donne.
Mentre guardavo il dvd ho cucinato una crostata, quella classica con marmellata di albicocche, la mia preferita. Mi sono versata un bicchiere di vino non male (il mio rigore in questi giorni è da premiare: non più di un bicchiere) e, mentre la torta si dorava nel forno, mi sono gustata, da sola, una zuppa densa densa e ho pensato al potere delle donne.
Devo ammettere che ultimamente, in un paio di occasioni, avrei pagato oro per trasformarmi in un bel nerd ambizioso tutto carriera e poca passione ma mai, come in questo momento, osservo i miei trucchi, i miei abiti, i capelli ordinati (non vedo l'ora crescano un pochino!), il mio seno che migliora con il tempo e mi sento così fiera- anche se con tutto il bagaglio di sofferenze e inadeguatezze e prove- di essere così immancabilmente trasparente e femminile e lontana da sterili perbenismi e soffocanti cinismi.
La mia insegnante di scrittura creativa dice che è necessario allontanarci delle storie dove i protagonisti sono eccessivamente ispirati a noi. Perché poi tendiamo a salvarli e a far sì che per loro vada tutto bene. Io credo abbia ragione, ma come ci si può dimenticare di noi, da dove proveniamo e di cosa siamo fatti? allora mi sono detta che dovrò cercare una tecnica per rendermi meno onnisciente.
E'bello tornare sui banchi anche dopo i 30, si ripassa, ci si ricava uno stop dal loop lavorativo, ci si confronta apertamente e si fanno nuove amicizie.
E' bello svegliarsi la mattina e sentirsi dire da una signora anziana che mi spia sotto l'ombrello alle 8 di mattino quanto sono elegante nel mio portamento. Penso a quando le suore mi facevano camminare con quei libri sulla testa, in fila, chissà che cosa si aspettavano da noi. Non lo so, sta di fatto che oggi va così. Mi sento libera e battagliera. Fino in fondo. E proprio mi riconosco.
venerdì 23 novembre 2012
armonia sul tetto del mondo a "gratise"
Mia madre mi ha portato il numero di novembre di "Ville e Casali". Dice che si sono bellissimi spunti.
Sfoglio le pagine di un servizio di un "nido d'autore a Pietrasanta, casa di vacanza di due collezionisti per poi piombare nello stile provenzale di una mansarda in centro, a Milano. Cerco delle idee per il mio bilocale, non le trovo. Allora, mi dico, devo riprendere in mano la terra, le origini. ma forse sono meno familiari dello smog, ora come ora.
nemmen io so cosa sia meglio per me. So solo che:
- fare shopping non mi dà più nessuna soddisfazione
- a volte vivere sotto lo stesso tetto innesca meccanismi di quoditianità che io non tollero. e che mi portanto ad essere intollerabile (tipo tendenza a chiedere troppe attenzioni. il che non va bene)
- vedere mia madre per 60 minuti a milano con una cioccolata calda davanti fa molto bene al cuore. per non dire aprire la porta e trovare un tavolo apparecchiato da lei (che nel frattempo si è data a gambe levate verso le vallate natie) con tanto di rose mi riempie gli occhi di emozione
- mi fa rattristare un tizio che mi vede per la prima volta (oggi) e, con fare saccente, mi dice: "perchè lei è triste"? -> io i sensitivi, quelli che percepiscono ancora prima di vedere per davvero, proprio non li tollero. bene, very happy che ora mi sta salendo la ribellione per questo. forse mi fa bene sfogarmi!
- mi fanno incazzare quelli che si fingono comprensivi e docili e poi ti dicono "cerca di stare calma". ma quale calma! guardati fuori cosa sta succedendo: dalla guerra in siria alla disoccupazione del tuo vicino di casa
- mi piacerebbe conoscere la storia di questa elisabetta dalzocchio che ho trovato nell'enoteca sottocasa sotto forma di vino. una donna di "casa mia" che produce bottiglie da 30 euro, che (ri)trovo qui. mi piace la ragazze e il suo pinot nero
- mi piace il Lorenzo che mi è sempre vicino e non pretende mai nulla. un inno a pavia
ora sono davvero troppo stanca. credo di avere un odio per "il TV" più di ogni essere vivente che si possa incontrare nei paraggi.
intanto sono attaccata alla vita e al mio essere qui e ora più che mai.
grazie a chi mi dà così tanto, sempre, senza sbuffare o criticare. notte alla madonnina che splende su questa città un pò troppo isterica per me. domani è un altro giorno.
Sfoglio le pagine di un servizio di un "nido d'autore a Pietrasanta, casa di vacanza di due collezionisti per poi piombare nello stile provenzale di una mansarda in centro, a Milano. Cerco delle idee per il mio bilocale, non le trovo. Allora, mi dico, devo riprendere in mano la terra, le origini. ma forse sono meno familiari dello smog, ora come ora.
nemmen io so cosa sia meglio per me. So solo che:
- fare shopping non mi dà più nessuna soddisfazione
- a volte vivere sotto lo stesso tetto innesca meccanismi di quoditianità che io non tollero. e che mi portanto ad essere intollerabile (tipo tendenza a chiedere troppe attenzioni. il che non va bene)
- vedere mia madre per 60 minuti a milano con una cioccolata calda davanti fa molto bene al cuore. per non dire aprire la porta e trovare un tavolo apparecchiato da lei (che nel frattempo si è data a gambe levate verso le vallate natie) con tanto di rose mi riempie gli occhi di emozione
- mi fa rattristare un tizio che mi vede per la prima volta (oggi) e, con fare saccente, mi dice: "perchè lei è triste"? -> io i sensitivi, quelli che percepiscono ancora prima di vedere per davvero, proprio non li tollero. bene, very happy che ora mi sta salendo la ribellione per questo. forse mi fa bene sfogarmi!
- mi fanno incazzare quelli che si fingono comprensivi e docili e poi ti dicono "cerca di stare calma". ma quale calma! guardati fuori cosa sta succedendo: dalla guerra in siria alla disoccupazione del tuo vicino di casa
- mi piacerebbe conoscere la storia di questa elisabetta dalzocchio che ho trovato nell'enoteca sottocasa sotto forma di vino. una donna di "casa mia" che produce bottiglie da 30 euro, che (ri)trovo qui. mi piace la ragazze e il suo pinot nero
- mi piace il Lorenzo che mi è sempre vicino e non pretende mai nulla. un inno a pavia
ora sono davvero troppo stanca. credo di avere un odio per "il TV" più di ogni essere vivente che si possa incontrare nei paraggi.
intanto sono attaccata alla vita e al mio essere qui e ora più che mai.
grazie a chi mi dà così tanto, sempre, senza sbuffare o criticare. notte alla madonnina che splende su questa città un pò troppo isterica per me. domani è un altro giorno.
mercoledì 24 ottobre 2012
il nuovo corso di scrittura creativa
ha bloccato completamente la mia creatività...
per fortuna che c'è lindbergh a tirarmi su. oggi ero stanca e ho riposato le mie membra al 10 corso como. ci voleva.
per fortuna che c'è lindbergh a tirarmi su. oggi ero stanca e ho riposato le mie membra al 10 corso como. ci voleva.
mercoledì 12 settembre 2012
proprio così
è che una cena all'indiano con cinque donne profondamente diverse e così legate tra loro da un fil rouge tessuto da lacrime e polaroid che testimoniano il loro diventare grandi assieme ha sempre un certo appeal. c'è chi finisce a vomitare il giorno successivo per l'intolleranza al 4°grappino, chi ha dolori al colon perchè in realtà 31enne in un corpo da 90enne (la sottoscritta) e chi vola a casa perchè ha due occhioni che l'aspettano in un lettino.
la formula "How Can You Mend A Broken Heart" a basso volume, quasi impercettibile, lo fa russare profondamente. mi piacerebbe russare, è che non sono proprio capace...
il lavoro è strassante: si è alla ricerca di idee nuove e non sempre è così facile.
Casale Monferrato è veramente un bel posto dove trascorrere una domenica di segreti. anche gli uomini li custodiscono per bene. forse sono solo più buffi dei nostri, ma altrettanto importanti.
domani mi scrivo ad un corso di scrittura creativa: chissà che non impari sul serio, questa volta!
le vacanze sono ormai un souvenir lonano ma a volte odo i colori di Gordes tra gli spari di Milano. Città in bilico questi giorni. città che io amo così tanto. chissà perchè. forse perchè si è trattato di un innamoramento lento e quando succede così ci si può credere per davvero. nell'estate ho temuto di lasciarla, un paio di mesi fa. Ora tutto è tornato proprio così come piace a me. Nelle abitudini sono racchiusi degli istanti di una gioia infinita che nemmeno ci rendiamo conto. dicono che è difficle vivere la quotidianità. io, per ora, mi ci voglio proprio annegare in questa noia. e aspetto l'autunno, la mia stagione preferita.
quando tutto si accorcia, tutto si tinge d'arancio e per un pò la gente inizia ad abitare più volentieri la propria casa, la propria anima.
la formula "How Can You Mend A Broken Heart" a basso volume, quasi impercettibile, lo fa russare profondamente. mi piacerebbe russare, è che non sono proprio capace...
il lavoro è strassante: si è alla ricerca di idee nuove e non sempre è così facile.
Casale Monferrato è veramente un bel posto dove trascorrere una domenica di segreti. anche gli uomini li custodiscono per bene. forse sono solo più buffi dei nostri, ma altrettanto importanti.
domani mi scrivo ad un corso di scrittura creativa: chissà che non impari sul serio, questa volta!
le vacanze sono ormai un souvenir lonano ma a volte odo i colori di Gordes tra gli spari di Milano. Città in bilico questi giorni. città che io amo così tanto. chissà perchè. forse perchè si è trattato di un innamoramento lento e quando succede così ci si può credere per davvero. nell'estate ho temuto di lasciarla, un paio di mesi fa. Ora tutto è tornato proprio così come piace a me. Nelle abitudini sono racchiusi degli istanti di una gioia infinita che nemmeno ci rendiamo conto. dicono che è difficle vivere la quotidianità. io, per ora, mi ci voglio proprio annegare in questa noia. e aspetto l'autunno, la mia stagione preferita.
quando tutto si accorcia, tutto si tinge d'arancio e per un pò la gente inizia ad abitare più volentieri la propria casa, la propria anima.
martedì 24 luglio 2012
1, 2, 3, trasloco olè!
dopo 11 anni nei miei 50 metri di casa sola soletta, eccomi a condividerne 60 a due.
trattasi di un caffè tutte le mattine assieme, lui sotto la doccia e io sempre di corsa.
di reinventarsi la sera, sul divano o con gli amici o in viaggio o sotto le lenzuola.
è una sfida ma è intrigante.
a volte mi guarda come un bambino, inebetito. ed è lì che cedo. ogni difficoltà è messa da parte.
e io come cuoca sono un vero disastro!
trattasi di un caffè tutte le mattine assieme, lui sotto la doccia e io sempre di corsa.
di reinventarsi la sera, sul divano o con gli amici o in viaggio o sotto le lenzuola.
è una sfida ma è intrigante.
a volte mi guarda come un bambino, inebetito. ed è lì che cedo. ogni difficoltà è messa da parte.
e io come cuoca sono un vero disastro!
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